SONO UN PROFESSIONISTA IN ODONTOIATRIA

In ottemperanza con quanto previsto dalla normativa vigente, dichiaro sotto la mia responsabilità di essere un professionista del settore odontoiatrico e di essere pertanto autorizzato a prendere visione del contenuto presente in questo sito internet.

SONO UN OPERATORE DELL’INDUSTRIA MECCANICA

Split crest mandibolare con ausilio di Drill Bone Expanders (D.B.E.)

Bastieri A.

Bastieri A.

Laurea magna cum laude in Odontoiatria presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Perugia. Segretario sindacale dell’AIO Umbria anni 2003-2005. Vicepresidente dell’ AIO Umbria anni 2006-2008. Autore e coautore di pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali, attualmente svolge la libera professione nella città di Matera (MT) dedicandosi in particolare alla chirurgia implantare e alla protesi.

Introduzione

Alla luce della necessità di un posizionamento implantare protesicamente guidato, è ovvio come, in caso di moderate o gravi atrofie ossee, si debba ricorrere a tecniche rigenerative atte a colmare i difetti e consentire un corretto inserimento degli impianti. A tal fine una fra le tecniche più valide è quella della Edentulous Ridge Expansion (E.R.E.).
Nell’arco di oltre un ventennio dalla sua ideazione, molte sono state le varianti proposte ed applicate a tale tecnica a partire dal tipo di lembo (parziale, totale o misto), passando per il posizionamento contestuale o differito degli impianti, fino alla guarigione per prima o seconda intenzione.
In linea di massima ciò che andrebbe sempre rispettato e garantito è un sufficiente spessore del tassello osseo vestibolare (1,5- 2,0 mm) ed un suo adeguato apporto ematico. A tale scopo le indicazioni per tale tecnica prevedono creste ossee con uno spessore minimo di 3-4 mm, con presenza di midollare ed un’altezza di almeno 10 mm.
Una rigenerazione ossea con Split Crest può presentare numerose difficoltà cliniche e tecniche ma, grazie alla presenza di due pareti ossee vitali, consentirà la riduzione dell’utilizzo di biomateriali e capacità osteogenetiche eccellenti.

Materiali e metodi

Nel caso quì di seguito analizzato la paziente è una donna caucasica di 46 anni non fumatrice con buone condizioni di anamnesi generale. Dall’analisi intraorale si nota subito la mancanza, da circa 4 anni, dell’elemento 4.6. con evidente riassorbimento orizzontale dei tessuti (Fig.1).
Alla scheletrizzazione del sito si conferma la notevole contrazione ossea orizzontale particolarmente evidente nella porzione coronale della cresta edentula. Appare quindi evidente come, un posizionamento implantare in assenza di tecniche rigenerative, comporterebbe non solo la necessità di utilizzare una fixture di diametro inadeguato per un molare, ma anche un suo inserimento troppo linguale che , a sua volta, porterebbe ad un’eccessivo sovracontorno della corona protesica definitiva. Tale surplomb, anche volendo trascurare l’inestetismo in quanto in zona molare, determinerebbe comunque una biomeccanica più sfavorevole ed un mantenimento igienico inadeguato.
Una volta calibrato lo spessore osseo residuo e la distanza dal NAI, si sceglie l’utilizzo di una tecnica di Split Crest.
Effettuiamo l’incisione crestale e le due di rilascio vestibolare iniziali, con l’ausilio di frese specifiche montate su manipolo sonico (Fig.2).
Successivamente passiamo all’utilizzo del D.B.E. System, al fine di determinare un’espansione ossea controllata che eviti fenestrazioni o fratture del tassello osseo vestibolare. Iniziamo con l’ausilio del primo espansore per passare poi  a quelli successivi fino al raggiungimento dell’aumento desiderato (Fig.3).
In queste fasi, a nostro avviso, è essenziale prestare la massima attenzione all’asse dei bone expanders e, una volta raggiunta la profondità desiderata, mantenerli in posizione ,prima del passaggio al successivo, il tempo necessario affinchè l’elasticità del tessuto osseo non ne infici l’avvenuta espansione. Ciò infatti potrebbe rendere estremamente difficile la discesa dell’espansore seguente o, in caso di forzature eccessive, determinare l’insorgenza di fratture.
L’intervento continua con l’inserimento di un impianto Premium Ø 4.25 da 11.5 mm (Fig.4), la chiusura dei gap infraossei con del biomateriale (Fig.5)  e l’ausilio di membrane riassorbibili (Fig.6-7).
A distanza di 4 mesi si procede alla scopertura della fixture e si apprezza un notevole aumento dei tessuti crestali (Fig.8) con una pressochè totale correzione del minus precedente (Fig.9).
Infine, dopo condizionamento tissutale mediante corona in resina provvisoria (Fig.10), si completa il caso con il posizionamento di una corona in ceramica definitiva (Fig.11-12).
Il controllo radiografico immediatamente successivo e quello fatto a 3 anni dall’intervento mettono in evidenza il buon mantenimento dei livelli ossei periimplantari (Fig.13).

Conclusioni

Nella nostra esperienza la tecnica di Split Crest associata all’utilizzo dei Bone Expanders ha permesso di effettuare anche espansioni ossee di notevole entità senza mai portare alla frattura del tassello vestibolare e consentendo risultati eccellenti in termini di estetica e stabilità implantare.

Si ringrazia il laboratorio del Sig. Paolo Barone per la valida parte odontotecnica.

Bibliografia

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  4. Scipioni A, Bruschi GB, Calesini G, Bruschi E, De Martino C.; Bone regeneration in the edentulous ridge expansion technique: histologic and ultrastructural study of 20 clinical cases; Int J Periodontics Restorative Dent. 1999 Jun;19(3):269-77
  5. Chiapasco M, Ferrini F, Casentini P, Accardi S, Zaniboni M.; Dental implants placed in expanded narrow edentulous ridges with the Extension Crest device. A 1-3-year multicenter follow-up study; Clin Oral Implants Res. 2006 Jun;17(3):265-72.
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